Prima di presentare più precisamente la successione apostolica del nostro vescovo, è importante dare qualche precisazione teologica essenziale sull'argomento insistendo innanzi tutto su una distinzione importante esistente tra una “ordinazione valida” e una “ordinazione lecita”. Questo è effettivamente molto importante nella misura in cui Dom Charles-Rafaël Payeur è stato ordinato in una Chiesa dissidente, separata dalla sede apostolica di Roma. Ora, agli occhi della Chiesa Cattolica romana, come ai nostri, essere valido e essere lecito sono due cose molto diverse. In effetti, per essere consacrato validamente, un vescovo deve ricevere il potere d'Ordine e la tradizione cattolica stabilisce una distinzione chiara tra questo potere, d'istituzione divina, e il potere di giurisdizione, d'istituzione umana. Questa distinzione è dunque d'importanza capitale se vogliamo studiare la legittimità d'un episcopato trasmesso fuori della giurisdizione della Chiesa Cattolica romana confrontandolo con le esigenze imposte da questa stessa Chiesa.

A questo titolo, la tradizione della Chiesa Cattolica ci insegna che il potere d'Ordine viene direttamente dal Cristo, con la successione apostolica, e che è conferito al vescovo con la sua consacrazione. Quanto al potere di giurisdizione, gli è conferito con l'approvazione del capo della Chiesa, il papa nella Chiesa Cattolica romana. Nel corso della sua lunga storia, la Chiesa Cattolica romana (il patriarcato di Roma), ha stabilito tutta una gerarchia giuridica per facilitare il governo di una immensa comunità cristiana internazionale. Così si svilupparono le funzioni di arcivescovo, di primate, di nunzio apostolico, di cardinale o di papa. Tuttavia, bisogna insistere sul fatto che i poteri collegati a questi titoli sono unicamente d'ordine giuridico, essendo tutti i vescovi uguali dal punto di vista sacerdotale. Così, il papa, capo supremo della Chiesa Cattolica romana, detiene come vescovo di Roma, allo stesso titolo dei suoi confratelli nell'episcopato la pienezza del potere d'Ordine (la pienezza del sacerdozio) ma in quanto Sovrano Pontefice, regolarmente eletto, detiene inoltre la pienezza del potere giuridico. Il vescovo, con la sua consacrazione episcopale è quindi un vicario del Cristo e non un vicario o un delegato del Sovrano Pontefice. Così, il Concilio Vaticano II ricorda che “con l'imposizione delle mani e con le parole della consacrazione, è conferita la grazia dello Spirito Santo, e il carattere sacro è impresso in modo tale che i vescovi occupano in modo eminente e visibile, il posto del Cristo stesso, Maestro, Pastore e Pontefice, e agiscono al suo posto ”. Nella sua lettera enciclica Satis cognitum del 28 giugno 1896, Sua Santità, il Papa Leone XIII precisava anche che “i vescovi possiedono un'autorità che è loro propria e portano in tutta verità il nome di prelato della popolazione che governano.”

I due poteri sacerdotale e giuridico, sono quindi distinti sebbene siano più spesso detenuti congiuntamente dal vescovo. È possibile tuttavia che uno esista senza l'altro senza peraltro che il vescovo non sia per questo scismatico. È effettivamente così per un vescovo titolare (che non ha diocesi), per un vescovo dimissionario o per un vescovo destituito. Costoro, sebbene rivestiti del potere d'Ordine, non possiedono in effetti giurisdizione. È così, evidentemente, anche il caso di un vescovo consacrato ai margini della Chiesa Cattolica romana senza l'autorizzazione del santo Padre, come fu il caso di Dom Charles-Rafaël Payeur. D'altra parte, una Chiesa può avere un capo sprovvisto del carattere episcopale: un vicario capitolare o un vescovo designato che ha preso possesso della sua Sede prima di aver ricevuto la consacrazione, per esempio. Costui detiene allora il potere di giurisdizione senza disporre tuttavia del potere d'Ordine.

Così, affinché un uomo validamente battezzato, che abbia prima ricevuto un'ordinazione valida al diaconato e al sacerdozio, sia considerato a giusto titolo un vescovo, la Chiesa ci insegna che il suo consacratore deve detenere una successione apostolica valida, cioè deve ricollegarsi ad una stirpe ininterrotta di vescovi essendo in grado di provare che risale, lungo i secoli, a uno dei dodici apostoli, e che i riti essenziali della consacrazione episcopale sono stati rispettati e compiuti con l'intenzione di fare quello che fa la Chiesa. La Chiesa Cattolica romana promulgò inoltre altre regole in relazione alla trasmissione e al ricevimento dei santi Ordini, ma nessuna di esse può evidentemente intaccare la validità del sacramento. Esse possono, tutt'al più, intaccarne la canonicità o la liceità. A titolo d'esempio, per essere lecito, il vescovo deve essere consacrato seguendo le regole canoniche prescritte dalla Chiesa che lo ha eletto alla carica episcopale. Nella Chiesa Cattolica romana, la consacrazione deve particolarmente essere autorizzata dal papa. Il vescovo deve inoltre essere sottomesso alla gerarchia della Chiesa Cattolica romana e al suo Magistero, riconoscendo pienamente la sua autorità. Così, un vescovo potrà essere valido, ma illecito, se detiene il potere d'Ordine e le condizioni di liceità non sono rispettate.

Se riassumiamo questo primo punto, constatiamo che la successione apostolica conferisce ai vescovi i poteri e i privilegi accordati dal Cristo ai suoi Apostoli, e dai dodici ai loro successori. Da questo, l'opinione che “qui dov'è il vescovo, qui è la Chiesa.” Così, il Concilio Vaticano II ci ricorda “che i vescovi, per istituzione divina, hanno occupato, nella successione, il posto degli Apostoli in quanto pastori della Chiesa; e che chiunque li ascolta, ascolta il Cristo, chiunque li disprezza, disprezza il Cristo e Colui che ha inviato il Cristo. ” Riconoscendo una netta distinzione tra potere d'Ordine e potere di giurisdizione, la Chiesa Cattolica romana deve allora ammettere evidentemente la possibilità che una trasmissione del potere d'Ordine possa essere realizzata fuori dalla sua giurisdizione, vale a dire fuori dall'approvazione del papa. In effetti, “i vescovi hanno i loro poteri, i loro diritti, la loro missione, la loro giurisdizione, immediatamente, non dal papa, ma da Gesù Cristo. ”. È per questo che la Chiesa di Roma ha sempre stabilito accuratamente la distinzione tra validità e liceità ed è lo stesso per tutte le Chiese apostoliche occidentali che in questo si distinguono dalle confessioni protestanti.

In effetti, “la Chiesa ha sempre creduto che la natura o l'essenza del sacramento dell'ordine consistesse nella consacrazione legittima dei ministri consacrati, fatta dal vescovo con la materia e la forma opportuna. Herbert Thorndik, scrittore inglese, propone un altro sistema nelle sue Origini ecclesiastiche dove pretende che oltre al rito esteriore occorra ancora l'approvazione della Chiesa affinché l'ordinazione sia valida. Ma questo sistema, che è stato approvato dal P. Courayer, non è meno contrario alla natura dell'ordinazione ed alla pratica della Chiesa di quanto sia favorevole agli errori dei protestanti riguardo l'ordine. È contrario alla natura dell'ordinazione, poiché ne fa dipendere la validità della potenza di giurisdizione, invece di dipendere dalla sola potenza dell'ordine o del carattere. È contrario alla pratica della Chiesa che non è mai tornata indietro sulle ordinazioni fatte dagli eretici o gli scismatici, quali gli ariani, i novazionisti, i Domatisti, sebbene non avessero alcuna potenza di giurisdizione. È favorevole agli errori dei protestanti riguardo l'ordine che, secondo loro, non è che una semplice nomina di ministri fatta dalla Chiesa, cioè dall'assemblea del popolo, per esercitare le sante funzioni ”.

Così, in virtù del potere d'Ordine che detiene, il vescovo può trasmettere validamente il sacerdozio e questo indipendentemente dall'approvazione giuridica della Chiesa Cattolica romana o di tutt'altra giurisdizione. È quello che troviamo spiegato anche nel Dizionario Apologetico della Fede Cattolica: “Oggi ogni cattolico sa che, per poter fare realmente i preti cristiani osservando il rito adatto, basta possedere realmente la pienezza del sacerdozio, in altre parole, essere vescovo. L'esercizio del potere d'Ordine, nella collazione del sacerdozio come in ogni altro atto sacramentale, potrà essere illecito, se il vescovo va contro un divieto della Chiesa; non sarà per questo invalidato; e così il sacerdozio cristiano potrà esistere e perpetuarsi, avendo voluto così il Cristo, fuori dalle prese della Chiesa, anche nello scisma, anche nell'eresia. C'è qui una verità, non precisamente di fede definita, ma tuttavia definibile; i teologi dicono: proxima fidei ".

Nella sua Storia della Riforma Protestante, J. M. Spalding scrisse nella stessa prospettiva: “La consacrazione, essendo stata debitamente compiuta dai vescovi che avevano senza dubbio essi stessi il carattere episcopale, fu, sebbene non canonica e illegale, certamente valida. Così, i vescovi eretici e scismatici di oggi, a meno che i riti di consacrazione non siano stati, poi, materialmente alterati, sono investiti di carattere episcopale…”. Se un vescovo può essere privato del suo potere di giurisdizione a seguito di una sospensione, di un interdetto o di une scomunica, non può quindi essere privato del suo potere d'Ordine. Questa questione, d'altronde, fu dibattuta a lungo dai teologi al punto che è stata una delle grandi discussioni che animò la Chiesa dei primi secoli. Un vescovo dichiarato eretico o scismatico poteva ordinare validamente e, così, perpetuare il sacerdozio dalla giurisdizione della Chiesa? Su questo argomento, la Chiesa Cattolica romana adottò finalmente una posizione ferma e categorica: il potere d'Ordine è indelebile e completamente indipendente dal potere di giurisdizione.

A questo titolo menzioniamo la posizione di sant'Agostino, vescovo di Ippona e Padre incontestato della Chiesa, che dichiarò: “A causa del carattere indelebile che gli è conferito alla sua consacrazione, un vescovo validamente consacrato, anche scomunicato in seguito, o semplicemente separato dalla Chiesa, conserva lo stesso il potere di trasmettere validamente gli Ordini, e coloro ai quali li trasmette possono a loro volta trasmetterli validamente ad altri, malgrado il loro scisma.”. La tesi di sant'Agostino può quindi riassumersi così: “I poteri d'Ordine, una volta dati, non possono in nessun caso essere revocati. ”. In seguito fu precisata da san Tommaso d'Aquino, Dottore della Chiesa, nella sua celebre Somma Teologica. Fu anche ripresa nel santo Concilio di Trento, che ha riaffermato solennemente, condannando le eresie della riforma protestante, il carattere indelebile dei poteri spirituali trasmessi col sacramento dell'Ordine. I canoni di questo santo Concilio hanno anche affermato la validità e la perpetuità del sacerdozio attraverso la storia della Chiesa. Di conseguenza, i vescovi eretici, scismatici, o semplicemente privi del loro potere di giurisdizione, possono consacrare validamente in virtù del loro potere d'Ordine, sebbene non possano farlo lecitamente. È anche importante precisare che il vescovo, nel quadro dei suoi meriti e delle sue funzioni episcopali, non esercita il potere degli Apostoli in virtù della sua propria personalità, dei suoi meriti o della sua dignità d'uomo, ma in quanto ministro consacrato dal Cristo. Inoltre, quando un vescovo interdetto, scomunicato o anche indegno conferisce l'Ordine con l'intenzione di fare quello che fa la Chiesa, colui che la riceve è proprio validamente ordinato. È la più pura dottrina della Chiesa, e se fosse diversamente non si sarebbe più sicuri della validità di alcuna ordinazione, né di alcun episcopato. Chi fu, in effetti, più indegno di Papa Alessandro VI? Se le debolezze umane del vescovo, la sua moralità o le sue opinioni teologiche, intaccassero il potere d'Ordine e alterassero così i poteri apostolici, come avrebbe potuto perpetuarsi l'opera della Chiesa?

Avendo precisato questo, esaminiamo ora il caso più specifico di Dom Charles-Rafaël Payeur la cui consacrazione come vescovo cattolico ebbe luogo precisamente fuori dalle condizioni di liceità della Chiesa Cattolica romana. Ma prima di affrontare più precisamente questo argomento, è importante ricordare che il nostro vescovo ha in un primo tempo ricevuto gli Ordini in un ramo belga della Chiesa Gnostica Apostolica alla quale apparteneva Mgr Armand Toussaint Annexe 4 per riceverla in seguito di nuovo in seno ad una Chiesa cattolica dissidente del Brasile, dalle mani del suo Vescovo-presidente dom Luis Fernando Castillo Mendez Annexe 5. Dobbiamo quindi esaminare tutto questo più da vicino. Mentre abbandonava progressivamente il mondo della teosofia e del rosacrocianesimo heindeliano per avvicinarsi alla fede cristiana, Dom Charles-Rafaël Payeur ricevette effettivamente gli ordini in una Chiesa di carattere gnostico. Ed è al termine di un intenso periodo di formazione filosofica e teologica che fu finalmente fatto vescovo il 26 agosto 1985, avendo avuto luogo la sua consacrazione il 24 novembre dello stesso anno. Evidentemente aveva ricevuto in precedenza il clericato, tutti gli Ordini minori (portiere, lettore, esorcista e accolito) così come gli Ordini Maggiori (sotto-diacono, diacono e prete). Fu consacrato a Bruxelles da Monsignor Armand Toussaint , uno dei successori di Mgr Joseph-René Vilatte Annexe 6, della successione siro-giacobita di Antiochia.

Ora la validità di questa successione apostolica non è mai stata contestata. Padre David Fleming, Consultore del Santo Uffizio e Definitore Generale dell'Ordine dei Frati Minori, dichiarò d'al-tronde nel 1895, ossia otto anni dopo la consacrazione di Monsignor Joseph-René Vilatte : “Il Santo Uffizio ritiene che le ordinazioni dei Giansenisti e dei Giacobiti sono valide.” Precisato questo, il rituale di consacrazione della Chiesa Gnostica Apostolica, molto poco diverso dal pontificale romano tradizionale, fu osservato scrupolosamente in occasione della consacrazione episcopale di Dom Charles-Rafaël Payeur, una consacrazione che fu celebrata evidentemente con l'intenzione di fare ciò che fa la Chiesa. Quindi quel giorno divenne vescovo nella successione apostolica siro-giacobita di Antiochia quale appare sulla tavola di successioni apostoliche Annexe 7 della Chiesa Gnostica Apostolica. Da quel momento servì la Chiesa come glielo chiedeva il suo consacratore, ma molto presto cominciò a vivere con un certo disagio derivante, soprattutto dagli impegni che aveva preso in occasione della sua consacrazione, dagli impegni Annexe 8 concernenti certe credenze con le quali non era più in totale armonia. Notiamo che i membri di questa Chiesa aderivano inoltre molto spesso a tesi esoteriche come quella della reincarnazione o del panteismo dalle quali lui si dissociava sempre più radicalmente.

Certamente, la Chiesa Gnostica Apostolica aveva già preso importanti distanze in rapporto a numerose tesi esoteriche identificanti particolarmente il Cristo con un grande iniziato e non col Figlio di Dio. Al momento della sua consacrazione episcopale, Dom Charles-Rafaël Payeur si era anche impegnato a combattere questa idea come appariva chiaramente nell'impegno preso da tutti i vescovi gnostici in occasione della loro consacrazione. Questo non bastava, tuttavia, ad un uomo che si sentiva sempre più vicino alla fede ed alla tradizione cattolica. Così, Dom Charles-Rafaël Payeur sentiva un disagio sempre crescente in rapporto ad alcuni punti della dottrina, ma anche di fronte ai rituali della sua Chiesa che erano un po' diversi dal rito cattolico tradizionale. Chiese allora al suo consacratore l'autorizzazione per creare la Fraternità Sacerdotale San Giovanni l'Evangelista di rito cattolico tradizionale, cosa che gli fu immediatamente accordata. Ma questo non bastò ancora e volle prendere una reale distanza in rapporto alla Chiesa Gnostica Apostolica e a certi aspetti del suo insegnamento per aderire pienamente ai dogmi cattolici. Per fare questo, chiese al suo vescovo il permesso di cercare una Chiesa più conforme alle sue aspirazioni e si indirizzò verso la Chiesa Cattolica Apostolica del Brasile, una Chiesa Cattolica dissidente tradizionalista.

Ebbe allora l'onore d'incontrare, in occasione di un viaggio apostolico a New York, il Patriarca delle Chiese Cattoliche Apostoliche Nazionali, Dom Luis Fernando Castillo Mendez, che in quel momento era anche Vescovo-presidente della Chiesa Cattolica Apostolica del Brasile. Lo informò del suo progetto e il Patriarca si mostrò completamente aperto a sostenerlo sebbene non riconoscesse la validità delle ordinazioni che aveva ricevute. Certamente, alcune posizioni teologiche adottate dalla Chiesa Gnostica Apostolica che si potrebbero considerare eretiche non intaccavano per niente la validità degli Ordini ricevuti, come abbiamo già affermato citando Sant'Agostino, ma il problema della validità del suo episcopato non ne era meno reale. In effetti, le consacrazioni episcopali trasmesse nella successione di Monsignor Joseph-René Villate nella quale s'inscriveva la sua consacrazione, per la maggior parte erano state celebrate in seno a piccole Chiese che non disponevano di archivi veramente seri. La successione apostolica detenuta validamente da Monsignor Joseph-René Villate era stata effettivamente trasmessa dopo il 1892 da una dinastia di vescovi più o meno indipendenti i cui certificati di consacrazione erano molto spesso impossibili da autenticare storicamente. Si è anche appurato che parecchie persone, che pretendevano di aver ricevuto una consacrazione episcopale in seno a piccole Chiese indipendenti francesi e che affermavano di aver ottenuto la loro validità da Monsignor Joseph-René Villate, detenevano in effetti certificati di consacrazione falsi fabbricati di tutto punto dopo la morte del consacratore il cui nome appariva sul documento. Non esistendo alcun archivio ufficiale, allora non è più possibile alcuna certezza.

Inoltre, nel caso specifico di Dom Charles-Rafaël Payeur, Monsignor Armand Toussaint non aveva alcun certificato ufficiale attestante la sua consacrazione episcopale. Disponeva effettivamente solo di una lettera emessa da un vescovo della Chiesa Gnostica Apostolica di Francia che si ricordava vagamente che il suo vescovo del Belgio l'aveva avvertito della sua consacrazione. A questo si aggiungeva un'incapacità di provare, fuori da ogni dubbio, che i riti di consacrazione impiegati in occasione delle molteplici trasmissioni dell'episcopato in questa discendenza fossero conformi, per l'essenziale, a quelli del pontificale romano. In effetti, era difficile provare che tutti i vescovi della dinastia fossero stati consacrati, prima di Dom Charles-Rafaël Payeur, con il pontificale romano, condizione che rivestiva una grande importanza ai suoi occhi come a quelli di Dom Luis Fernando Castillo Mendez. D'altronde questa questione non è un semplice dettaglio. Così, sappiamo che il re Edoardo VI introdusse un nuovo rituale per conferire il sacramento dell'Ordine ai ministri della Chiesa d'Inghilterra tra il 1550-1552. Ora, a causa dell'imperfezione di questo rituale Edoardiano, e a seguito di un esame approfondito del suo contenuto e della sua forma, il Papa Leone XIII dichiarò nel 1896: “.... Il conferimento delle ordinazioni accordate ai Riti Anglicani assolutamente nullo e inutile.” .

Mai Dom Charles-Rafaël Payeur ha malgrado tutto rimesso in questione la validità della sua consacrazione ricevuta cinque anni prima dalle mani di Monsignor Armand Toussaint, ma ha giudicato, in accordo con le esigenze di Dom Luis Fernando Castillo Mendez, che fosse effettivamente necessario ricevere di nuovo le ordinazioni diaconale e presbiteriale così come la consacrazione episcopale nella successione apostolica cattolica romana detenuta dal patriarca delle Chiese Cattoliche Apostoliche Nazionali. Era d'altronde una condizione sine qua non al suo ingresso in seno all'unione delle Chiese Cattoliche Apostoliche Nazionali. In accordo con Monsignor Armand Toussaint, prese quindi l'importante decisione di farsi riconsacrare per adempiere a tutte le condizioni necessarie ad un riconoscimento della sua validità dalle autorità religiose più esigenti con lo scopo di poter in seguito essere eletto cardinale da una Chiesa Cattolica la cui ortodossia dottrinale fosse perfettamente stabilita e la cui successione apostolica fosse incontestabile.

In effetti, Dom Luis Fernando Castillo Mendez è il successore diretto di dom Carlos Duarte-Costa Annexe 9, un vescovo cattolico dissidente che fondò la Chiesa Cattolica Apostolica del Brasile in seguito alla sua espulsione dalla Chiesa Cattolica romana da parte di Pio XII nel 1945. È quindi in ragione dell'assenza di prove storiche innegabili circa la validità della sua consacrazione (è questo il caso, lo ripetiamo, della maggior parte degli episcopi vaganti che esercitano il loro ministero in seno a piccole Chiese della successione di Monsignor Joseph-René Vilatte) che Dom Charles-Rafaël Payeur è stato di nuovo consacrato vescovo, un gesto che sarebbe stato altrimenti vissuto come un sacrilegio. In effetti, il Battesimo, la Cresima o l'Ordine, una volta ricevuti non possono essere reiterati senza commettere un sacrilegio. Quindi Dom Charles-Rafaël Payeur e Dom Luis Fernando Castillo Mendez che ha proceduto alla sua riconsacrazione evidentemente sono vivamente contrari alle pratiche che esistono in certe piccole Chiese che consistono nel riconsacrare un vescovo numerose volte in vista di trasmettergli, proprio inutilmente in tutti i casi, delle discendenze apostoliche.

Precisato questo, le modalità della nuova consacrazione episcopale di Dom Charles-Rafaël Payeur furono stabilite ed è così che Dom Luis Fernando Castillo Mendez lo consacrò il 15 Luglio 1990 nella sua cappella cattedrale di Stoke, dopo averlo riordinato diacono il 13 Luglio e prete il 14 Luglio. Per la consacrazione episcopale fu assistito, come prevede il pontificale romano, da due vescovi co-consacratori: Dom Olinto Pereira Pinto Filho, Vescovo-Primate della Chiesa Cattolica Apostolica del Brasile e Dom Josivaldo Pereira de Oliveira, Vescovo di Fortaleza (Brasile). Il notaio Ghislain Richer servì allora da testimone legale come risulta dai certificati di consacrazione Annexe 15 . Il giorno stesso autorizzò Dom Charles-Rafaël Payeur a fondare la Chiesa Cattolica Apostolica del Québec Annexe 16 situata in intercomunione con la Chiesa Cattolica Apostolica del Brasile, introducendola così nella comunione delle Chiese Cattoliche Apostoliche Nazionali di cui è il Patriarca.

Quindi adesso senza alcun dubbio Dom Charles-Rafaël Payeur possiede validamente l'episcopato, secondo le definizioni proprie della teologia cattolica e accordando a questo il significato dato dalla Chiesa Cattolica romana, essendo la successione apostolica Annexe 17 del suo consacratore molto ben documentata storicamente, essendo sempre stato il rituale impiegato dopo lo scisma di Dom Carlos Duarte-Costa quello del pontificale romano anteriore all'ultimo concilio ed essendo stato questo certamente celebrato con l'intenzione di fare ciò che fa la Chiesa, e non avendo mai avuto la Chiesa Cattolica Apostolica del Brasile alcuna teologia sacramentale distinta da quella della Chiesa Cattolica romana. Notiamo inoltre che il consacrato, essendosi precedentemente sottomesso, seguendo le disposizioni del pontificale romano, a un serio esame canonico Annexe 18 in presenza dell'insieme del suo clero, ha certificato pubblicamente in questa occasione la sua ferma accettazione della Fede cattolica conformemente alle Costituzioni dell'Ordine religioso di cui era già Arcivescovo-Primate.

 

1 - “La constitution hiérarchique de l'Église et, en particulier, l'épiscopat” CONSTITUTION DOGMATIQUE “LUMEN GENTIUM”, chapitre III.
2 - Ibid.
3 - Abbé GOFVRY, Doctrine du saint Concile de TRENTE, sur le dogme et sur la discipline, Paris, 1800, p. 351.
4 - “De la nature de l'0rdre” in ENCYCLOPEDIE CATHOLIQUE, Paris, 1847, tome quinzième, p. 116.
5 - Dictionnaire Apologétique de la Foi Catholique, Paris, 1926, Tome III (Loi ecclésiastique - Pentateuque et Hexateuque), p. 1159.
6 - SPALDING, J. M., Histoire de la Réforme Protestante, New-York, 1875, tome II, p. 424.
7 - Contra Epistolam Parmeniani, 11, 28.